martedì 22 gennaio 2008

Artemidoro, lo strappo del papiro

Artemidoro, lo strappo del papiro
Giorgio Fabre
Panorama 10/1/2008

L'antico rotolo celebrato come una eccezionale scoperta sarà esposto dal 12 marzo a Berlino. Ma in due nuovi volumi lo studioso Luciano Canfora ne rimette in discussione l'autenticità. E l'Egitto ne chiede la restituzione.

Per l'ormai celebre papiro di Artemidoro il 2008 doveva essere, finalmente, un anno propizio. Dopo mesi, anni, di stenti e difficoltà. Età destino, invece, che per il papiro si aprisse un periodo infernale.
Divenuto famoso all'inizio del 2006, quando venne esposto a Torino a Palazzo Bricherasio, questo antico rotolo alto poco più di 30 centimetri e lungo 2 metri e mezzo proviene dall'Egitto ed è stato acquistato dalla Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo per 2 milioni 750 mila euro. Alcuni testi e illustrazioni che contiene sono stati fatti risalire al Primo secolo a.C. e avrebbero avuto successive elaborazioni. In particolare, si tratta della trascrizione di un brano già noto di un'opera scomparsa, la Geografia del greco Artemidoro di Efeso, nonché di alcuni disegni di carte geografiche, animali e parti umane forse tratte dalla statuaria classica. Nel 2006 pareva dunque essere tornato alla luce un unicum di valore straordinario. Ma presto iniziarono i guai.
Tra gli esperti incominciò a circolare il dubbio che si trattasse di un falso: egregio, ma patacca. In proposito vennero pubblicati diversi scritti di specialisti, Luciano Canfora in testa, a seguire anche sul Times Literary Suppkment. A quel punto affiorò anche qualche problema a proposito dell'edizione critica del testo che avrebbe provato in modo decisivo l'autenticità del papiro. Il volume, a cura di tre eminenti studiosi, Claudio Gallazzi, Barbel Kramer e Salvatore Settis, avrebbe dovuto essere pubblicato dalla casa editrice Led di Milano in contemporanea con la mostra: tanto che il catalogo di Palazzo Bricherasio, edito dalla Electa, lo dava per uscito. Invece, niente.
Agli specialisti e alla stampa non sfuggì un altro particolare: mentre per il catalogo il papiro sarebbe stato destinato a essere esposto nel Museo egizio di Torino (specificando che sarebbe stato dato in comodato, una sorta di prestito), al museo invece non è mai approdato. Anzi, in proposito il presidente della Fondazione del Museo egizio, Alain Elkann, dichiara adesso a Panorama che sul papiro non c'è stata mai «alcuna trattativa».
Come s'è detto, il 2008 doveva essere un anno di svolta. Alcuni giorni fa l'Aegyptisches Museum di Berlino ha annunciato che le sue sale, a partire dal 12 marzo e fino a giugno, avrebbero esposto il papiro insieme con altri pezzi posseduti dal museo. Il curatore del settore, Fabian Reiter, che parla un eccellente italiano ed è sposato con una papirologa di casa nostra, Giuseppina Azzarello, ha aggiunto a Panorama la notizia che il 13 marzo, nel corso di un convegno, verrà presentata la famosa «edizione critica». A farlo saranno due degli autori previsti nel catalogo Led, Kramer e Gallazzi (non il più noto Salvatore Settis, che ora sembra un po' defilato dalla vicenda). Quanto alle polemiche, Reiter ha detto di essere autorizzato a dichiarare, anche a nome del direttore del museo, l'egittologo Dietrich Wìldung, che, secondo loro, «non c'è nessun dubbio sull'autenticità».
A completare il quadro favorevole, la casa editrice Led è tornata ad annunciare l'uscita dell'«edizione critica», questa volta per febbraio-marzo.
I problemi dunque parevano risolti d'un balzo. L'accoglienza fornita dal museo della capitale tedesca, con il suo autorevole sigillo internazionale, sembrava dare all'operazione papiro una svolta decisiva; l'inaugurazione, tra l'altro, prevede la presenza dell'ambasciatore Antonio Puri Purini, che molto si è speso per la mostra.
Sembrava. Perché, nel frattempo, per il papiro e per il museo di Berlino si stava invece preparando qualche bruttissima sorpresa.
Per incominciare, sono imminenti due nuovi volumi di Canfora proprio sull'argomento. Uno, anzi, è appena uscito nelle piccole edizioni Pagina ed è intitolato: The True History of tbe Socalled Artemidorus Papyrus. Si tratta di un sistematico smontaggio delle tesi sostenute da Gallazzi, Kramer e Settis sulle fasi della «vita» del papiro e sulla stessa identità dell'autore (si può escludere sia Artemidoro). Alla fine del libro, Canfora presenta perfino l'edizione critica del testo che si attende da anni e che dovrebbe essere presentata a Berlino fra 3 mesi.
Il libro, in inglese, sta già girando per le università europee e quindi è prevedibile abbia un notevole impatto. Poi, nella seconda metà di gennaio, Canfora manderà in libreria un altro volume, intitolato Il papiro di Artemidoro ed edito dalla Laterza. Di questo ulteriore volume non si sa molto, se non che vi ha collaborato un folto gruppo di specialisti
e che dovrebbe offrire gli elementi definitivi contro l'autenticità, compresi ritrovamenti documentati nuovi. Se si aggiunge però che, a proposito di patacche, la Germania è appena reduce da uno scandalo internazionale relativo ad alcune copie moderne di antichi cavalieri cinesi spacciate da un museo di Amburgo come autentiche, si può immaginare che la pubblicazione non passerà inosservata.
Ma non è finita. Nel frattempo sta andando avanti un'altra vicenda, che non semplificherà la vita agli uomini di Berlino. In Egitto è giunta al traguardo l'istruttoria che il Supremo consiglio per le antichità, organismo statale che si occupa del recupero delle opere trafugate da quel paese, ha aperto da qualche tempo proprio a proposito del papiro. L'istruttoria è stata chiusa e il noto archeologo Zahi Hawass, direttore del consiglio, «scriverà un'istanza in proposito»: così assicura a Panorama Magdi al-Ghandour, direttore generale per le missioni all'estero del consiglio stesso e braccio destro di Hawass.
L'Egitto vuole indietro il «suo» papiro: vero o falso che sia, perché, se non altro, il materiale sul quale è scritto, è autentico. La cosa farà effetto in Italia, paese che ha appena ottenuto la restituzione dagli Stati Uniti di alcune preziose opere rubate; di sicuro, non sarà contento il museo di Berlino, che da qualche tempo Hawass ha messo sotto tiro, chiedendo la restituzione all'Egitto di vari pezzi pregiati conservati nelle sue sale.

Nessun commento: