giovedì 17 gennaio 2008

Alla Sapienza dopo il no del Papa. Ma non c´è il clima degli anni Settanta

La repubblica, 17/01/2008
Alla Sapienza dopo il no del Papa. Ma non c´è il clima degli anni Settanta

Le due anime contro nell´università che torna sulle barricate



"Nessuno voleva censurare il Papa, chiedevamo solo che accettasse il confronto"
"Qui non c´è spazio per chi sta dalla parte della fede, c´è solo intransigenza"

MARCO LODOLI
Piove alla Sapienza, un´acquetta scura e noiosa viene giù per tutto il pomeriggio, svuota i viali, crea malinconia. La facoltà di Fisica e la chiesa se ne stanno come sempre una accanto all´altra, per anni si sono tenute compagnia o si sono ignorate, ma adesso sembrano le roccaforti di due schieramenti opposti, tremendamente separati dalla questione della mancata visita del Papa. Sopra l´ingresso della facoltà è appeso un grande lenzuolo dove c´è scritto: «Nuntio vobis magnum gaudium... non habemus papam». Dentro incontro subito i professori Andrea Frova e Paolo Mataloni, docenti di fisica e oggi sinceramente indignati per la piega che ha preso il dibattito. Soprattutto il professor Frova è scandalizzato da come tutta la faccenda sia stata travisata: «Nessuno ha mai impedito a un papa di venire a parlare all´università, nessuno ha mai censurato nessuno. Paolo VI e Giovanni Paolo II sono stati ospiti graditissimi di questa università. I firmatari della lettera hanno soltanto voluto affermare quanto fosse inopportuno che Ratzinger venisse a fare il suo discorso nel giorno dell´apertura dell´anno universitario. Poteva tranquillamente venire dieci giorni dopo, o quando meglio credeva, a fare la sua lezione, accettando però, come la tradizione di questo luogo pretende, domande e obiezioni. Purtroppo questa nostra legittimissima posizione non è stata presa in considerazione, e ora sembra quasi che noi siamo stati i fautori di una linea intransigente e antidemocratica. Noi abbiamo solo difeso la libertà della Sapienza, la libertà degli studi e della ricerca, da ogni ingerenza esterna. Avremmo detto di no anche a Sarkozy o al Rabbino di Roma».
Fuori, sul piazzale davanti alla facoltà, assisto a un dibattito spontaneo e accaloratissimo, preciso e appassionato, di quelli che mai riusciamo a trovare sui canali televisivi. Due piccoli gruppi di studenti si fronteggiano con un´abilità dialettica e una preparazione culturale veramente straordinaria. Marco è tra coloro che credono sia stato più che giusto esprimere un dissenso sulla visita del Papa. È pacato, intelligente, acuto. Tutto in effetti ruota attorno alla parola "dissenso". «È la base della democrazia, noi abbiamo il sacrosanto diritto di contestare l´arrivo di Ratzinger e guai se non fosse così. Non c´è stato alcun gesto violento e non ce ne sarebbero stati neppure il giorno dell´eventuale discorso del Papa. Solo dissenso, solo la civile difesa del nostro pensiero differente. Ha fatto male Benedetto XVI a non accettare una contestazione, non può sempre parlare come dalla finestra di san Pietro, deve confrontarsi con chi ha convinzioni diverse dalle sue».
L´altro gruppo, formato da studenti di Comunione e Liberazione, freme di sdegno. «L´università ha fatto una figuraccia – s´infervora Lorenzo, che mi pare il leader – i professori hanno addirittura attribuito al Papa una frase che invece era di Feyerabend, hanno preso una cantonata indecente. Il fatto è che non si è permesso alla massima autorità spirituale del nostro mondo di entrare qui alla Sapienza per esprimere le sue e le nostre convinzioni. Abbiamo cercato di distribuire un volantino a Scienze Politiche e ce l´hanno impedito in malo modo. Qui non c´è spazio per chi sta dalla parte della fede, c´è solo intransigenza e brutalità».
Due mondi si fronteggiano, nessuno è disposto a fare un passo indietro. Gli studenti cattolici sostengono che Ratzinger non poteva proprio passare in mezzo alla folla inferocita che si sarebbe raccolta davanti al rettorato. Sarebbero arrivati da tutti i centri sociali a fare casino e chissà che cos´altro ancora. Marco non demorde. Non gli sta bene questa fuga del Papa, non gli piace che il nostro paese non accetti la molteplicità delle opinioni, che sia ancora succube del Vaticano. Le parole corrono, ma nessuno alza la voce, nessuno insulta l´avversario. Arriva Michele, anche lui contrario alla visita del Papa: «Non sarebbe successo niente, figurati, ci sarebbero stati i cecchini sui tetti».
Passo a Scienze Politiche. Anche qui, sotto la pioggia battente, l´argomento è uno solo: Papa o non Papa. Quello che mi colpisce è la capacità di ragionare lucidamente da una parte e dall´altra, non ci sono facinorosi, invasati, avvelenati. È tutto un altro clima rispetto agli anni Settanta. Si ascolta senza interrompere, quindi si replica. Si discute sull´intromissione della chiesa nelle scelte governative. Molti sono schifati dalla debolezza della sinistra ufficiale, sempre troppo ossequiosa, troppo prudente. Che dire? È l´università come io non me la ricordavo. È dialogo, confronto, ragionamento. Questi ragazzi la sanno lunga, bisogna solo dargli spazio, starli a sentire con attenzione. Forse questo è il problema principale del nostro paese: parlano sempre gli stessi, e alla fine sono chiacchiere stanche, lontane dal campo fangoso dove si gioca accanitamente la partita del presente e del futuro.

Nessun commento: